Un insegnamento dal Myanmar parte 2

Viviamo in un mondo ovattato, ci lamentiamo per poco

Claudia Koll

Siamo molto fortunati, più di quanto pensiamo

La bellissima Hpa-An

Dopo essere uscito dal tempio dei monaci scorreggioni mi sono diretto verso Hpa-An (o Pa-An), la capitale dello stato Karen nel Sud-Ovest del paese, non molto lontano da dove mi trovavo. 

Ho impiegato poche ore per raggiungere questo splendido posto, voglio ammettere fin da subito che tra tutti è stato il mio luogo preferito. Questa città ha qualcosa di magico, porta con sé un’aria diversa, particolarmente serena e amichevole. Mi sono trovato subito bene e mi permetto di suggerirvi questa tappa in caso qualcuno sia interessato a visitare il Myanmar quando sarà possibile.

La città di Hpa-An gode di una tranquillità stupenda. É circondata da paesaggi mozzafiato e gode di una quantità di templi buddisti incredibile. Molti sono gratuiti e devo dire, nonostante in Asia abbia visto centinaia di templi, sono veramente stupendi. La loro particolarità è che si trovano all’interno di grotte situate in piccole montagne. All’interno di esse vive una tranquillità e un silenzio che dà modo di apprezzare il mondo intero. L’armonia di questi posti magici, circondati da statue di Buddha e incensi profumati rendono la visita di questi luoghi ogni singola volta speciale.

La sera lungo il fiume c’è un adorabile mercatino dove vengono venduti cibi e bevande. Ci si gode il tramonto sul fiume con dei colori stupendi tra persone sorridenti. 

Qui mi sono reso conto che forse il mio viaggio in Myanmar era solo iniziato con il piede (o forse dovrei dire rutto) sbagliato. 

Una sera di quelle ero in ostello, era verso la fine del gennaio 2020, in TV il telegiornale del paese parlava di questo virus in Cina piuttosto pericoloso. Le solite esagerazioni, passerà in fretta come tutti gli altri -ho pensato-. Era solo l’inizio del COVID19.

Lascio Hpa-An a malincuore dopo qualche giorno, destinazione Yangon, l’ex capitale del paese. 

Yangon, tra ricchezza e povertà

Devo dire che non sono un’amante delle grandi città, il troppo caos e il traffico rendono il girovagare davvero uno stress, soprattutto in Asia, dove le metropoli sono davvero disordinate. 

Una delle attrazioni della città è lo Yangon Circular Railway, un treno che percorre 46 km intorno tutta l’area metropolitana con un totale di 39 fermate. É molto piacevole perché ci si può godere un po’ di relax, spostarsi con la gente del posto e ammirare l’intera città dal finestrino aperto del vagone.  

Qui a Yangon devo dire che l’impatto tra ricchi e poveri è davvero evidente. Su quel treno lo scenario cambia nel giro di pochi secondi. Poi, devo ammettere, ho giudicato ricchi quelli che vivono in una palazzina, un appartamento, una casa con un tetto e una toilette per intenderci. Mentre i poveri tutti quelli che vivono in una baracca fatta con lamiere e legno, non avevo ancora idea di come trovassero l’acqua per una doccia o un bagno per i loro bisogni. 

In Asia purtroppo capita spesso di assistere a persone che vivono con niente, appunto in baracche o in piccoli spazi, ma non so perché in Myanmar la cosa mi ha urtato più di tutti gli altri paesi visitati prima. Forse il fatto che il tasso di povertà assoluta è tra i più alti al mondo ha messo in evidenza tutto ciò. 

Quando ho iniziato a girare con quel treno, la polvere che si alzava al passaggio di quest’ultimo era enorme. Le baracche erano completamente risucchiate da quelle nubi polverose. Fuori ad asciugare c’erano i vestiti “puliti”, spesso vestiti di bambini. Dio mio era orribile, mi sentivo in colpa per essere sul quel treno, era come se stessi sporcando tutti loro con il mio passaggio. 

Su quel treno ho iniziato a rendermi conto di quanto non fossi fortunato io in realtà. Valutando così a occhio quanto fossero benestanti tutti quelli con una casa, era evidente che io allora, con una vita qualunque da europeo, ero certamente favorito dalla sorte, molto, ma molto più di loro. 

Quel periodo, come ogni anno, si celebrava il capodanno cinese in città. Era l’inizio del febbraio 2020 e c’era una marea di gente a celebrare i giorni più festivi dell’anno nuovo. Quasi mi prendevo gioco di questo nuovo virus girovagando fra centinaia di cinesi senza immaginare che da lì a breve sarebbe scoppiata una pandemia nel mondo. 

Un’altra tappa da non perdere in città era un tempio enorme che volevo assolutamente visitare.
Il treno è in assoluto il mio mezzo di trasporto pubblico preferito, ma se devo spostarmi in città, quale modo migliore se non a piedi? Ti permette di guardare da vicino e con calma i posti, le persone. Ci sono particolari che si possono notare soltanto se si prosegue con calma. 

Amo passare tra i vicoletti e osservare come la gente vive la quotidianità, il bello di viaggiare è anche questo.

Questa passeggiata mi ha permesso di capire dove trovavano l’acqua per lavarsi, passando proprio davanti una serie di case tirate su alla buona. Nel tardo pomeriggio, quando la giornata sta giungendo al termine ma il sole è ancora abbastanza caldo per scaldarsi. Le persone usufruiscono di un barile pieno d’acqua situato davanti casa e con una tinozza semplicemente si versano dell’acqua addosso. 

La scena più divertente a cui ho assistito è stata quella di una madre intenta a lavare i suoi due bambini, uno di questi, il più piccolo, non voleva lavarsi come tutti a quell’età d’altronde, era veramente contrario a quella doccia probabilmente nemmeno calda. Piangeva e si dimenava ma la madre era ferrea nel suo obiettivo: lavare il piccolo. Con una mano lo teneva fermo per non farlo scappare e con l’altra armata di tinozza ha versato su di lui una prima e subito dopo una seconda cascata d’acqua. Il bambino ancora in lacrime non poteva più farci nulla, era completamente infradiciato. É stata una scena dolcissima e divertente che mi ha messo il sorriso.  La brava madre si accorge del fatto che io abbia assistito alla scena esilarante e ci scambiamo un sorriso divertito. Ci si rende conto in momenti come questi che siamo tutti uguali in questo mondo

Arrivato dinanzi a questa pagoda mi rendo conto che è mastodontica. Un enorme edificio tirato a lucido. Mi ci volle qualche minuto a piedi per attraversarla e arrivare all’entrata.

Lungo questa passeggiata alla mia destra e alla mia sinistra c’erano bancarelle di ogni tipo, vendevano le solite cavolate da turisti in plastica, qualche maglietta o qualche coltellino, insomma le solite cose poco spirituali. Arrivato finalmente all’ingresso mi viene chiesto un prezzo da pagare. Stufo di sborsare per vedere luoghi di culto decido di andar via. 

Ma vi pare normale che siamo arrivati al punto di pagare per pregare? Non approvo il chiedere denaro per entrare in luoghi religiosi.

Onestamente ho visto abbastanza templi e pagode quindi ho passato questa volta. 

Decido quindi di provarne un altro. Il Buddha sdraiato più grande che io abbia mai visto, tra l’altro uno dei più grandi al mondo. Nessun costo dell’ingresso, ma ho lasciato un’offerta al suo interno e come me, centinaia di persone, ricchi o poveri, quasi tutti donano qualcosa ma è una scelta e non un obbligo.

Tornando verso l’ostello non smetto di pensare quanto siano meravigliosi questi luoghi di preghiera. Sono così belli, puliti, nuovi. Ma il contrasto con la povertà al di fuori di queste mura è pazzesco. 

Perché non troviamo la capacità di costruire e aiutare le famiglie povere qui fuori con la stessa efficacia di costruire decine di pagode sparse per le città? Non è un problema solo buddista ovviamente. Tutte le altre religioni hanno lo stesso meccanismo. Tutte belle le religioni, fino a un certo punto

Inle Lake la città sul lago

Decido che il mio tempo in città è terminato e mi dirigo verso Inle Lake, si trova all’incirca nel centro del paese. É un lago d’acqua dolce situato nelle montagne dello stato Shan, è il secondo lago in Myanmar. Famoso per la sua vita sul  lago. 

La particolarità di questo lago è la città che vive su di esso, ci sono decine e decine di case sul lago tenute su da palafitte. É uno spettacolo incredibile vedere queste persone vivere sull’acqua. Ci si rende conto che l’uomo è capace di adattarsi a tutto. Ci sono negozi, ristoranti, abitazioni e persino templi. 

Difficile uscire di casa senza l’aiuto di una barca

Qui è dove si sono quei pescatori famosi in tutto il mondo per la loro tecnica di pesca. Devo sfatare un mito: si mettono volontariamente in posa quando ci sono turisti, per farsi fare foto. Sicuramente agli albori erano più naturali, ma con il passare degli anni penso che la cosa sia diventata un po’ forzata. 

Il bello di questo posto è che si può godere di una tranquillità assoluta, fare il tour del lago sulla barca e meravigliarsi in che modo straordinario vivono le persone in giro per il mondo, sono tutti sorridenti e gentili, infatti qui ho fatto uno degli incontri più belli di questo viaggio in Myanmar ma che racconterò solo alla fine di questo viaggio. 

Dato che non amo fare solo cose per turisti, ho deciso di camminare in giro per i villaggi circostanti per vedere con i miei occhi da vicino la vera vita del posto. 

Ho scoperto due cose dal mio girovagare casuale.

La prima di queste è che è piuttosto naturale per il paese non avere la doccia in casa. Molte “case” sono tirate su alla buona e quindi non c’è un vero e proprio sistema fognario o idrico. Tante abitazioni sono costruite vicino al fiume, probabilmente per una ragione. 

Passeggiando per il villaggio verso le 5 del pomeriggio, donne e uomini si lavavano lungo il fiume. Due bacinelle d’acqua sulla testa e via, la doccia era fatta. Con la stessa acqua in cui si bagnano gli animali, lavano i vestiti, le pentole e se stessi.  Nessuno era nudo, sempre coperti e rispettosi degli altri. Al mio passaggio le persone mi regalavano un sorriso stupendo e mi salutavano con rispetto. Sono dell’idea che questo sia uno dei paesi più rispettosi in cui io sia stato. 

Ancora una volta mi rendo conto di quanto non sia fortunato per il solo fatto di potermi fare una doccia.

Ormai diamo per scontate cose semplicissime come lavarsi, con acqua calda magari. Ma quando viaggi e ti rendi conto della quantità di persone per il mondo che non possono permettersi persino quella, beh ti fa rendere conto di quanto siamo fortunati e nemmeno ce ne rendiamo conto. 

Eppure a quelle persone non manca il rispetto per il prossimo e nemmeno il sorriso da regalare a uno sconosciuto. Che popolo stupendo! 

La seconda cosa scoperta è più divertente ma altrettanto seria da farmi ragionare su quel che abbiamo. 

Ho trovato il campo da basket più strano che io abbia mai visto prima d’ora. 

Senza contare la pianta e il palo con la bandiera nel centro del campo

Una cosa semplice come un campo da giochi per ragazzi, può essere davvero complicata se progettata male. Tutto pendeva da una parte in maniera sproporzionata. Se lasci la palla a terra rotola via e non la fermi più. Quanto può essere complicato divertirsi e giocare in queste condizioni? Ecco un’altra lezione di vita, anche una cosa semplice come giocare è complicata a volte. Quanto siamo favoriti dalla sorte noi che ci possiamo permettere dei campi bellissimi e dritti?  Siamo davvero fortunati e non lo sappiamo.

Direzione Bagan

Una delle tappe imperdibili del paese è sicuramente questa, Bagan la valle dei templi. 

Un luogo magico, con un’atmosfera impareggiabile, divenuto nel 2019 Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Bagan è una delle aree più sacre del Myanmar e dell’Asia intera. 

Photo by Majkell Projku on Unsplash

Nel giro di 200 anni, tra il 1100 e il 1200 vennero costruiti più di 10000 templi in tutta l’area e Bagan era uno dei luoghi più importanti in tutta l’Asia, fino alla scesa intorno al 1300 con l’arrivo dell’Impero Mongolo. 

Purtroppo sono pochi i templi rimasti in piedi in buone condizioni, infatti quelli intatti sono gelosamente protetti. Pensare che fino a pochi anni fa era permesso arrampicarsi su di essi per godersi una delle albe più suggestive al mondo. Ma il turismo di massa non ha fatto altro che peggiorare la situazione, rovinando ancora di più le già deboli strutture. Ora non è più permesso farlo, fatta eccezione su un paio di pagode ben nascoste dove i locali ti ci portano in cambio di denaro. 

Mi sono svegliato prima dell’alba e sono andato a godermi il sole sorgere in questo luogo tutte le mattine. Ho passato tre giorni straordinari, circondato da questi templi divini nel silenzio più assoluto. Pura magia. 

Ultima tappa, Mandalay 

É la seconda città più grande del paese dopo Yangon. 

Si lo so, ho detto di non amare le grandi città, ma qui si trovano dei posti che vale la pena visitare ed era un ottimo punto di snodo come ultima tappa prima di dirigermi verso il Laos. Da una grande città sarà più facile trovare il modo per spostarsi, ho pensato, essendo il maggior centro di comunicazione del paese. Mi sbagliavo. 

Anche qui in città si respira un’aria particolare, meno caotica di Yangon ma comunque una quantità di persone non indifferente, circa 930 mila persone vivono in città, 2,5 milioni invece tutta l’area. 

Ognuno di loro contiene una lastra di marmo con le sacre scritture

In Mandalay ci sono molti monasteri, più di 700 pagode e nella pagoda Kuthodaw, si trovano le Sacre Scritture del Buddismo, considerato il libro più grande del mondo. Dal 2013 patrimonio dell’UNESCO.

In quest’ultima, nel parco della pagoda ci sono 729 stupa, una specie di piccoli monumenti, nei quali in ognuno di essi c’è una lastra di marmo incisa su entrambi i lati con una pagina di testo del Tripitaka, è il termine tradizionale per antiche raccolte di sacre scritture buddiste. 

La stupenda pagoda Hsinbyume, creata nel 19esimo secolo completamente bianca. 

Un fantastico monumento buddista del 1800 mai completato. 

E infine il fantastico U Bein Bridge, costruito nel 1850, da cui si può assistere a tramonti stupendi. É una tappa molto gettonata in città da turisti, coppiette e persino molti monaci  buddisti passeggiano sul ponte. É un bel posto dove concludere la giornata.

Anche Mandalay purtroppo è piena di persone molto povere, difficilmente ho trovato un semaforo in città senza qualche bambino piccolo o mamme con neonati in braccio chiedere qualche soldo. Anche qui è pieno di scene molto tristi. 

Mi ha intenerito molto mentre passeggiavo sulla strada di ritorno verso l’ostello. Avevo per le mani un pacco di biscotti e una bambina vedendoli mi è corsa incontro, quasi come se avesse visto chissà cosa. Mentre correva verso di me ho intuito quello che stava per accadere. Mi ha strappato il pacco di biscotti dalle mani ed è corsa via appena qualche metro, a una distanza di sicurezza, al che è rimasta ferma a fissarmi quasi per capire che tipo di reazione avessi. La guardo divertito, le faccio un enorme sorriso e agito la mano per farle ciao dolcemente. Non dimenticherò mai la sua espressione. Con una contentezza sul volto e una felicità impagabile mi ha ricambiato il sorriso e ha agito a sua volta la mano per dirmi ciao. Era felicissima che non mi fossi arrabbiato ma anzi, ha capito quanto fossi felice di lasciarle quel pacco di biscotti. A volte le nostre reazioni a determinate situazioni fanno tutta la differenza del mondo.

Una delle lezioni più importanti della mia vita

Il mio intento da Mandalay era arrivare verso Chiang Rai in Thailandia via terra. Nonostante io volessi comprare un biglietto del pullman diretto in quella direzione, le uniche due compagnie che percorrevano quella determinata tratta si rifiutarono categoricamente di vendermi il biglietto. Io che sono veramente cocciuto a volte mi sono impuntato girando tutta la stazione di servizio, senza capire il perché nessuno volesse vendermi quel passaggio.

Finalmente dopo tante pressioni mi fu rivelato. Una ragazza molto gentile che parlava un inglese decente mi disse: “se vai li tam tam tam” facendomi il gesto con le mani di un fucile. “I turisti non possono andare lì”.

A quanto pare quella era una zona di guerriglia, dove i turisti venivano presi di mira. 

Ho dovuto attraversare tutto il paese verso sud per entrare in Thailandia e poi tutta la Thailandia verso nord per arrivare a Chiang Rai, per poi finalmente entrare in Laos. Al rientro in Thailandia, quest’ultimo mi è sembrato un paese veramente benestante al confronto, incredibile come al paragone con Burma appaia diversa. Ho viaggiato per 48 ore in pullman. É stato eterno ma ho mantenuto il mio obiettivo di viaggiare in Asia via terra per tutto il viaggio.   

Per quanto il paese sia pieno di persone squisite e molto dolci, è da molto ormai terra di sofferenza, guerre e oppressioni. 

Incredibilmente sono stato tra gli ultimi turisti a visitare, anche se per poco, questo paese stupendo. 

Photo by Gayatri Malhotra on Unsplash

Ho lasciato il paese verso metà febbraio del 2020 appena prima dello scoppio della pandemia del COVID19. Subito dopo nel 2021 ha vissuto un colpo di stato da parte delle forze militari del paese, rovesciando così il partito democratico al potere. L’Unione europea, gli Stati Uniti e l’Associazione delle Nazioni Unite del Sud-Est asiatico hanno condannato il colpo di stato. 

Tutt’oggi è sconsigliatissimo viaggiare in Myanmar per la pericolosità, le continue rappresaglie e esplosioni, le sparatorie sono all’ordine del giorno. Ci sono coprifuochi nelle città e gli spostamenti sono molto difficili in tutto il paese. 

Sono stato fortunato a visitare questo posto ed è stato uno dei paesi che mi lasciato di più. 

In Myanmar ho riassaporato il senso del viaggio vero, quello che va sudato e mi ha ridimensionato. Ho imparato a lamentarmi molto meno. Ho smesso di dare per scontato qualsiasi cosa. Un pasto, una doccia, un letto. Sono grato per quello che la vita mi ha dato senza chiedere, perché in fondo abbiamo molto di più di quello che pensiamo, eppure non facciamo altro che lamentarci che ci manca qualcosa. É stata una delle lezioni più importanti della mia vita e lo devo al Myanmar. 

Concludo il racconto con quello che mi disse questo sconosciuto presso Inle Lake, che secondo me rappresenta l’anima di questo paese. 

Mi si è avvicinato questo signore mentre passeggiavo per fare due chiacchiere, per il semplice gusto di sapere da dove venissi e dove fossi stato. Parliamo qualche minuto e a fine conversazione mi disse: Comunque grazie per essere venuto a visitare il mio paese. 

Ecco, in questa frase si cela l’anima di questa terra. Semplicemente, questo è il Myanmar. 

Pubblicato da Pi.Anto

Viaggio con la mente da quando sono nato e con il corpo da quando ho avuto la possibilità. Cerco di capire me stesso e il mondo che mi circonda senza impazzire.

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