Un altro giro di giostra è un insegnamento alla vita
5–8 minuti
“Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.”
Tiziano Terzani
Per quanto mi riguarda, è il libro più bello che abbia mai letto. Questo racconto narra dell’ultimo viaggio dello scrittore su questa terra, reso necessario dalla scoperta di una malattia difficilmente curabile, se non con rimedi estremi che comprometto corpo e mente. La cura, la chemioterapia, richiede una forza incredibile e una determinazione incrollabile; psicologicamente, non ci si può permettere cedimenti.
Quest’uomo, prima di ricevere la terribile notizia, porta con sé un bagaglio di esperienze uniche al mondo: un giornalista e scrittore italiano che ha viaggiato in lungo e in largo, ha vissuto guerre in Asia e ne ha scritto. La scoperta del cancro non lo ferma, e ancora una volta intraprende un viaggio che lo porta a girare il mondo in cerca di una cura. Senza rendersene conto, inizia anche un viaggio interiore, uno di quelli che solo l’incontro con la malattia riesce a far intraprendere.
“…dopo un po’, la meta del mio viaggio non era più la cura per il mio cancro, ma per la malattia che ci affligge tutti: la mortalità”.
Tiziano Terzani
È un libro stupendo dall’inizio alla fine; non c’è una sola pagina in cui Terzani non trasmetta intensamente le sensazioni che prova di fronte la malattia. Attraverso queste pagine riesce a farti vivere la lotta contro un male che uccide senza fare distinzioni: ’età, nazionalità, ricchezza o povertà non contano, perché tutti, di fronte a questa realtà, diventiamo vulnerabili e siamo costretti a fare i conti con la nostra mortalità.
Nella nostra società la morte è ancora un tabù, qualcosa di cui si evita di parlare e a cui cerchiamo di non pensare. L’autore, invece, non solo affronta apertamente il disturbo che lentamente lo consuma, ma lo descrive passo dopo passo, con uno stile che ritengo unico, raccontando cosa prova e accogliendo ogni cambiamento nella sua vita con maturità, pienamente consapevole che potrebbe non farcela.
Riporto qui tre lezioni di vita che mi hanno toccato profondamente leggendo questo libro; spero che una parte degli insegnamenti di Terzani possa essere condivisa con tutti.
NB: sono note prese dal libro; non c’è nessuno spoiler, però è comunque meglio leggerlo prima.
Il silenzio
“Meraviglioso il silenzio! Eppure noi moderni, forse perché lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l’abitudine a stare zitti, a stare soli. Se abbiamo un problema, se ci sentiamo prendere dallo sgomento preferiamo correre a frastornarci con qualche rumore, a mischiarci a una folla anziché metterci da un parte, in silenzio, a riflettere. Uno sbaglio, perché il silenzio è l’esperienza originario dell’uomo. Senza silenzio non c’è parola. Non c’è musica. Senza silenzio non si sente. Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi, ritrovare il legame fra il nostro corpo e tutto quel che ci sta dietro.”
Terzani descrive perfettamente l’importanza del silenzio, unico mezzo per connetterci con noi stessi e con il mondo intero. Siamo intontiti da un inquinamento acustico senza precedenti nella storia e non ce ne rendiamo conto. Tutti questi suoni distraggono la nostra mente e ci fanno perdere la connessione con noi stessi. I momenti in silenzio sono pura pace.
La ragione
“[…] mi avevano rafforzato all’idea che la soluzione ai problemi umani non può venire dalla ragione, perché proprio la ragione è all’origine di gran parte di quei problemi. La ragione è dietro all’efficienza che sta progressivamente disumanizzando le nostre vite e distruggendo la terra da cui dipendiamo. La ragione è dietro alla violenza con cui crediamo di mettere fine alla violenza. […] La ragione, che pur ci è stata di grande aiuto e ha contribuito al nostro benessere, soprattutto quello materiale, ci ha ora messo in catene. […] Se la ragione con i suoi prodotti, come le ideologie e le religioni, operando nel mondo fuori, era fallita nel compito di migliorare condizione umana, sempre più dominata da sentimenti di separazione e dalla violenza, era sensato guardare dentro all’uomo stesso per cercare una soluzione diversa. Forse siamo seduti sulla soluzione. Forse noi siamo la soluzione purché si sia capaci di sfuggire alla schiavitù del pensiero prestabilito, dell’esperienza di ciò che crediamo di sapere, per poter riconquistare la libertà dell’immaginazione e uno spazio su cui esercitare la nostra fantasia. A volte pare, e certe pareva così anche a me, che lasciare la terra ferma della ragione per quella incerta della non-ragione, sia un rischio, ma è un rischio che, a pensarci bene, già conosciamo, anche se tendiamo a dimenticarcelo. Che cos’è l’amore se non la negazione della ragione? Allora perché non provare a sragionare come si fa nell’amore? Perché non rifiutare gli automatismi della mente razionale che sono alla base di tutto il nostro modo di vedere il mondo?”
Qui l’autore centra perfettamente dove la nostra società ha miseramente fallito e dove le religioni non sono state in grado di migliorare le nostre vite, si è creato un divario tra uomini che ci ha spinto sempre più lontano gli uni dagli altri. La ragione a volte porta con se conseguenze disastrose come guerre e ideologie che ci rendono schiavi. La soluzione a tutto questo male risiede nella non ragione, la stessa che usiamo quando amiamo, quella forza che ci rende leggeri e spensierati, dove non c’è spazio per guerre o catene sociali.
Alla fine
“Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. […] E che cos’è un lieto fine? […] A conti fatti anche tutto il malanno di cui ho scritto è stato un bene o un male? È stato, e questo è l’importante. È stato, e con questo mi ha aiutato, perché senza quel malanno non avrei mai fatto il viaggio che ho fatto, non mi sarei mai posto le domande che, almeno per me contavano. […] Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente, mai succede per caso e che la vita è una continua scoperta.“
Terzani si rende conto che tutto quello che ha passato, tutte le sue conoscenze e tutto quello che pensa di aver capito della vita vada messo in discussione. È la vita stessa che glielo impone. Tutto è accaduto per una ragione, non cerca il lieto fine della storia. È stato ed è l’unica cosa che conta, ha trovato le risposte che cercava e lo deve grazie alla malattia. Non si è mai arreso, fino alla fine ha cercato di avere la meglio, ma non contro la sua malattia, bensì contro il senso della vita e il pensiero prestabilito che abbiamo di essa.
A Tiziano Terzani dedico queste poche righe come ringraziamento personale per i capolavori lasciati, tra cui questo libro. È stato fonte d’ispirazione e riflessione personale, sulla vita e il suo significato.
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