Quel viaggio nel Laos

12–18 minuti

“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.”

JOHN ERNST STEINBECK

Il viaggio in Laos nel 2020 è stato uno dei più particolari del mio percorso in Asia.
Da quando ho messo piede nel paese, le sensazioni ricevute e l’atmosfera intorno a me sono state molto diverse rispetto a gli altri paesi asiatici. Non è stato un soggiorno lungo, piuttosto, lo definirei significativo. 

La prima parte del viaggio è quella che mi ha colpito di più. 

Dopo aver salutato il Myanmar due giorni prima, ho attraversato quasi tutta la Thailandia da sud-ovest fino al nord-est per arrivare a Chiang Rai per una breve sosta di una notte. Avevo bisogno di un letto vero dopo due giorni passati tra stazioni di servizio e viaggi in pullman. 

Chiang Rai non era nuova per me: dato che avevo già visitato la città qualche anno prima durante una vacanza, ho deciso che una mezza giornata sul posto era più che sufficiente. Mi sono goduto un ottimo pad thai con verdure per cena e un ultimo massaggio thailandese prima della partenza del mattino seguente verso il Laos.

Ho attraversato il confine al Thai-Lao Friendship Bridge. Fortunatamente la tratta è ben collegata e ogni giorno ci sono autobus che percorrono la strada dalla stazione di Chiang Rai fino al confine. Una volta superato il controllo del passaporto e pagato per un visto (circa 30 dollari), un secondo autobus mi ha portato alla cittadina più vicina. 

Ero ufficialmente in Laos, onestamente non sapevo cosa aspettarmi ed ero pronto a conoscere questo paese di cui non si parla poi così tanto. L’aria sembrava diversa, i colori più tenui e il ritmo della vita rallentato rispetto alla frenesia di altri paesi asiatici.

Come prima meta ho scelto Luang Prabang. In realtà era la prima tappa per la maggior parte delle persone con me sul pullman. Il modo più veloce e originale per raggiungerla era salire su una barca che navigava per due giorni sul Mekong, sostando una notte in un villaggio sul fiume. Cosa si poteva chiedere di meglio? Una piacevole avventura e un fantastico modo di spostarsi. Il lento scorrere del fiume, circondato da una vegetazione lussureggiante, rendeva il viaggio ancora più magico.

Luang Prabang è una città del Laos situata nel centro-settentrionale, che si affaccia sul fiume Mekong. È una tappa fissa per chi visita il paese, sia per le sue bellezze che per gli ottimi collegamenti con il resto del paese: motivi che la rendono sempre piena di visitatori e, oltretutto, ben mantenuta.

Qualcosa da sapere sul Laos

Prima di proseguire con il viaggio, è utile conoscere gli anni più recenti del Laos, per farsi una propria idea e capire un po’ il paese:

Il Laos è un paese di 7 milioni di abitanti, è una repubblica socialista monopartitica (stato comunista) e prevalentemente buddista

Si trova nel sud-est asiatico e confina con la Cina, Vietnam, Cambogia, Thailandia e Myanmar. La sua posizione strategica è il motivo per cui, tra i vari conflitti asiatici, si è trovato spesso coinvolto in guerre e tensioni, nonostante non partecipasse direttamente a esse. 

Dal 1893 al 1953 il Laos è stato una colonia francese. Fu utilizzato dai Francesi principalmente per la produzione di caffè e oppio. 

Durante la Seconda guerra mondiale, subì un’invasione giapponese. Dopodiché tornò in mano francese fino all’Indipendenza ufficiale del 1954. 

Dal 1954 entrarono in gioco gli USA, con un coinvolgimento da parte della CIA per finanziare un governo e forze militari anti-comuniste. 

Gli accordi siglati a Ginevra nel 1962 riconoscevano al Laos lo Status di paese neutro. Purtroppo, non venne rispettato. 

Col passare degli anni, il coinvolgimento da parte degli Stati Uniti da una parte e del Vietnam del Nord e della Russia dall’altra nei paesi sud-est asiatici si intensificò, portando a un’escalation culminata nella guerra in Vietnam. Nonostante il Laos non fosse ufficialmente in guerra, fu conteso tra gli USA e i comunisti.

Nel 1963 l’esercito di Hanoi utilizzò i territori del Laos per rifornire il Vietnam centrale e meridionale. 

Motivo per cui, nel 1964, gli USA bombardarono pesantemente il Laos  (soprattutto la Pista di Ho Chi Minh).

Nel 1975, con l’occupazione di Saigon da parte del Nord-Vietnam, si pose fine al conflitto. 

Fra il 1964 e il 1973, durante la guerra in Vietnam, la forza aerea americana effettuò circa 580.000 bombardamenti sul Laos. Si stima che venisse sganciata una bomba ogni 8 minuti, 24 ore al giorno, per 9 anni. 

Nel 2016, durante la sua visita di Stato, Barack Obama si scusò. 

Il Laos ha il triste primato di essere la nazione più bombardata della storia dell’umanità. Circa il 30% delle bombe lanciate non esplose, e molte rimangono ancora oggi sul territorio. Gli USA donano 3 milioni di dollari all’anno per le operazioni di disinnesco degli ordigni. 

La sua storia rende questo paese un posto martoriato, che solo lentamente comincia a vedere la luce e ad aprirsi al mondo, vivendo finalmente un periodo di tranquillità. Non è ancora una nazione invasa dal turismo di massa, ma con il passare degli anni sta riscuotendo un forte successo, diventando una meta per chiunque visiti il sud-est asiatico. 

La mia opinione riguardo al Laos è che questo popolo risenta ancora profondamente delle guerre passate (giustamente, direi) e si porti con sé un’enorme cicatrice nel cuore, visibile nella generazione non più tanto giovane. L’ospitalità dei laotiani è ottima, ma nei loro occhi ho notato una certa freddezza, una riluttanza persino nello scambiare un sorriso con gli stranieri. Parlandone con altri viaggiatori lungo il cammino, mi sono reso conto di non essere l’unico ad aver notato questa cosa. 

Non mi era mai successo in Asia prima di allora. Ho avvertito una certa apatia verso gli occidentali e, sinceramente, ne comprendo il motivo. I ragazzi più giovani, al contrario, erano molto amichevoli e sociali, questi ultimi, nati in un periodo più pacifico, sembrano rappresentare la speranza e il desiderio di apertura verso il mondo.

Forse è proprio questa ferita storica che rende il Laos unico: un paese che cerca di trovare il suo equilibrio tra passato e futuro, tra tradizione e modernità.
Conoscere questa complessa storia permette di apprezzare meglio il Laos e comprendere il suo presente.

Primo giorno in Laos

Il primo giorno in Laos è stato quello che mi ha lasciato con l’amaro in bocca: un senso di dispiacere enorme per quello che è successo. 

Nel viaggio verso Luang Prabang, ho passato due giorni su una barca navigando lungo il fiume Mekong. Questa barca trasportava circa un centinaio di persone. È stato un viaggio piacevole, durante il quale mi sono goduto il paesaggio mentre il dolce scorrere del Mekong cullava l’imbarcazione. 

Durante questo percorso suggestivo, ci si imbatte in qualche villaggio affacciato sul fiume. Al momento di uno di questi approcci, un gruppo di bambini si trovava sulla sponda del fiume: giocavano tra loro, sotto lo sguardo attento degli adulti, distanti una ventina di metri. 

Le cose sono andate così: in un batter d’occhio, sedotti alla vista di quella gente, quasi tutte le persone sulla barca si sono riversate su un lato. È stata una scena surreale: chi con il cellulare, chi con la macchina fotografica o la GoPro, hanno iniziato a fare foto e video come fossero in un safari nella savana o in uno zoo. Erano praticamente tutti intenzionati ad avere un ricordo di quelle persone che svolgono la loro vita lungo il Mekong. Una scena davvero imbarazzante e triste. 

Ricordo benissimo gli sguardi disgustati dei genitori laotiani in quel momento. Del resto, come dargli torto? Mi sono vergognato molto di far parte di quella barca, però non è questo il punto. 

È comprensibile che la differenza di cultura e di vita quotidiana, diversa da quella che è la nostra, ci possa attirare. È anche normale fare foto e video per ricordare il nostro viaggio lontano da casa e cercare di catturare tutto quello che di solito appare così diverso ai nostri occhi. Però questa cosa fa riflettere molto. 

Mi sono fermato a pensare a questo tipo di atteggiamento, perché sicuramente sarà capitato anche a me di comportarmi così, senza rendermene conto: di infastidire qualcuno con delle foto o mancare di rispetto alle persone, senza volerlo fare di proposito. Mi ha portato alla mente quel pomeriggio in Myanmar, dove, davanti a una scuola, c’era un cartello abbastanza grande scritto in inglese che chiedeva alle persone di non entrare e non fare foto ai bambini, perché quello non era uno zoo. Quante persone devono essersi comportate così per arrivare al punto di dover mettere un cartello davanti la scuola? Quell’avviso era una testimonianza silenziosa di quanto spesso il turismo possa invadere spazi che dovrebbero restare privati.

A volte, come turista o viaggiatore, si commette questo tipo di sbaglio. Forse questo nostro turismo sfrenato in giro per il mondo ci ha resi schiavi della necessità di immortalare tutto, quasi per paura di perderci qualcosa o per condividere sui social cose che ad altri nemmeno interessano. Purtroppo, capita che, senza rendercene conto, violiamo la privacy delle persone, ed è veramente fastidioso. Gli sguardi spaesati dei bambini, alla vista di decine di camere puntate su di loro, mi hanno infastidito, e da lì mi sono promesso di stare io stesso più attento in futuro. 

Luang Prabang

Il viaggio è poi proseguito bene, dopo una notte di sosta in un villaggio sul fiume. La mattina seguente sono arrivato a Luang Prabang, una cittadina adorabile, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, tappa fissa di tutti i turisti nel nord del paese e ben collegata con la capitale.

Ogni sera si svolge un mercato all’aperto, dove è possibile mangiare e comprare prodotti di artigianato. Si può attraversare il Bamboo Bridge, visitare i vari templi in città e godersi un bel tramonto sul fiume Mekong.

Appena fuori città si trovano le famose cascate di Kuang Si. 

Bamboo bridge
Kuang Si

Qui ho incontrato il mio amico Paolo, conosciuto in Australia l’anno precedente e già incontrato il mese passato in Thailandia, in due diverse occasioni. Con lui e un gruppo di amici italiani un po’ pazzi, conosciuti nella terra dei canguri, ho condiviso una settimana nel sud della Thailandia. In seguito, io e Paolo abbiamo trascorso 10 giorni nelle montagne thailandesi, in un centro di meditazione vicino a Pai. Stavamo facendo un giro del sud-est asiatico simile.

Quando viaggi tanto e da solo, è sempre piacevole incontrare visi familiari. Paolo è un amico che viaggia il mondo, con il quale mi fa sempre piacere passare del tempo. Le sue storie, spesso avventurose e ricche di aneddoti divertenti, rendono ogni conversazione memorabile.

Nong Khiaw e Muang Ngoy

Salutato Paolo a Luang Prabang, mi sono diretto verso Nong Khiaw e Muang Ngoy, due piccoli villaggi sul fiume, situati più a nord nel paese, famosi purtroppo per il loro passato fatto di bombardamenti.
Immersi in una natura rigogliosa e circondati da imponenti montagne calcaree, questi villaggi sembrano sospesi nel tempo. A mio parere, rappresentano la bellezza e l’essenza del Laos.

Nong Khiaw
Muang Ngoy

Basta guardarsi intorno per capire la particolarità di questo posto, fatto di paesaggi suggestivi e mozzafiato.

Ho fatto trekking davvero belli, non troppo ardui, ma valevano assolutamente il prezzo del biglietto (quasi tutti i trekking sugli altopiani in Laos si pagano).

Il Laos, tra l’altro, è pieno di caverne molto profonde e lunghe: in tutto il paese, gli altopiani ne nascondono un’infinità. È stato molto avventuroso addentrarsi al loro interno. Le pareti erano umide, il silenzio assordante, e ogni passo rimbombava nel vuoto, rendendo l’atmosfera surreale e inquietante. Ho poi scoperto, in seguito, che entrare da soli è altamente sconsigliato e, a volte, persino vietato, senza una guida locale o almeno avvertire qualcuno. Le insidie e la lunghezza dei cunicoli, a volte centinaia di metri completamente al buio, rendono il percorso pericoloso, ed è piuttosto facile perdersi al loro interno.

Mi sono reso conto io stesso della facilità con cui, una volta dentro, si perde il senso dell’orientamento. È una lezione che non ho mai più dimenticato. 

Una delle tante grotte

Vang Vieng

Successivamente mi sono diretto a Vang Vieng, una meta molto amata dai backpacker. Qui si vive una situazione del tutto diversa: il luogo offre una buona vita notturna, e gli ostelli pullulano di giovani in cerca di divertimento.

Vang Vieng ha dei paesaggi stupendi ed è famosa sui social per la moto posizionata su un rilievo, con una vista pazzesca. Nei dintorni ci sono piscine naturali, ed è possibile fare arrampicata su roccia.  

Anche questo posto è ricco di grotte stupende e suggestive. In quelle più famose e frequentate, è possibile affittare una luce frontale all’entrata, inclusa nel prezzo del biglietto. Qui, dove le entrate sono sorvegliate dal personale, bisogna firmare all’ingresso e all’uscita, proprio per garantire che tutti siano usciti sani e salvi. È presa molto seriamente questa cosa. Con il passare dei giorni, mi sono reso conto di quanto sia stato sconsiderato avventurarmi da solo per ore nelle grotte nelle città precedenti.

Il genere di turismo festaiolo rende il posto pieno di amanti della natura e del trekking di giorno e scatenato divertimento la notte. Va detto che le escursioni sugli altopiani sono un ottimo modo per affrontare l’hangover del giorno dopo.

La sera, le strade si riempiono di musica, luci e persone provenienti da ogni parte del mondo, creando un’atmosfera vivace e caotica. Vang Vieng è un ottimo compromesso tra natura e divertimento. Un luogo che riesce a combinare l’avventura immersa nella natura con la spensieratezza delle notti di festa.

Thakhek

Ho deciso di saltare la capitale Vientiane perché troppo caotica e ho preferito rimanere principalmente nei villaggi, dove la natura è protagonista.

Mi sono diretto a Thakhek, famosa per il suo loop da fare in moto. Il percorso dura all’incirca qualche giorno e si snoda per 350 km di strada tra cascate, altipiani e grotte. 

Ci sono diversi villaggi lungo il tragitto, dove è possibile pernottare e godersi il posto immersi nella natura. 

Purtroppo, però, mi trovavo nel Laos verso la fine del febbraio 2020. Ciò significava che il mondo iniziava a rendersi conto della pericolosità e della diffusione, più o meno ovunque, di questo virus chiamato Covid-19. Molti paesi erano in allerta, e focolai come in Cina o nel nord Italia erano ritenuti zone rosse ad alto rischio. 

Ho deciso di darmi una mossa, anche perché avevo intenzione di visitare il Vietnam, un viaggio che attendevo con impazienza e che non volevo assolutamente perdermi. Ho richiesto il visto per l’ingresso in Vietnam per il primo di marzo. Dato che per il mio viaggio in Asia avevo deciso di spostarmi solo via terra, saltando il famoso loop avrei guadagnato qualche giorno da spendere nel sud del Laos. Era chiaro che il mondo stava cambiando, e mi sentivo spinto a sfruttare al massimo il tempo a disposizione prima che tutto si fermasse.

Presa la decisione, mi sono diretto verso le 4000 isole del Mekong. 

Le 4000 isole del Mekong

Situata nel Laos meridionale, al confine con la Cambogia, quest’area è caratterizzata da un complesso d’isole di varie dimensioni, adagiate sul Mekong e soprannominate “le 4000 isole del Mekong”.

L’isola di Don Det è diventata punto di ritrovo e si caratterizza per le numerose feste e la vivace vita notturna. 

Mi è molto piaciuta la natura circostante: affittando una bicicletta si può esplorare con calma tutta l’area e visitare le cascate, tra cui le Khone Phapheng, Don Khon, Li Phi e Khon Pa Soi.

È possibile anche fare delle escursioni per vedere i delfini di fiume del Mekong. 

Per quanto mi riguarda, ho trovato tutto troppo turistico. Non ero in vena di feste notturne, forse avevo bisogno di un luogo più tranquillo per raccogliere le energie prima di iniziare il prossimo capitolo del mio viaggio. Due giorni sono stati sufficienti per me. Con la testa, ero già in Vietnam. 

Pakse

L’ultima tappa del mio viaggio in Laos è stata Pakse. Qui ho speso due giorni prima dell’ingresso in Vietnam. Devo dire che il soggiorno è stato molto piacevole. Ho affittato un motorino e ho visitato due diverse cascate nei dintorni.

Le persone del posto erano molto amichevoli. Durante la visita a una cascata, alcuni locali, pur non parlando una parola d’inglese, mi hanno invitato a sedermi a tavola con loro. 

Tham Champee Waterfall
Tad Yuang Waterfall

Ho goduto di un bel tramonto al tempio Wat Phou Salao, caratterizzato da un’enorme statua dorata del Buddha. Il Wat Phou Salao, situato su una collina, offriva una vista spettacolare sulla città e sul fiume, rendendo il tramonto ancora più speciale.

È stato davvero un ottimo modo per salutare il Laos. 

Anche se mi è un po’ dispiaciuto aver viaggiato in fretta per il paese, la sensazione di dovermi dare una mossa per entrare in Vietnam si rivelò corretta. Questo tipo di sensazione, venuta dal profondo, cambiò totalmente il mio futuro. Quell’istinto, così improvviso ma così chiaro, mi ha ricordato che il viaggio non è solo una questione di luoghi visitati, ma anche di fiducia nei segnali che la vita ci manda. Nel giro di qualche giorno, il Vietnam chiuse totalmente i confini, e a quasi nessuno fu poi permesso di entrarvi. 

Quando si sente dal profondo del proprio io la direzione da seguire, non bisogna avere paura di intraprenderla. Può dispiacere lasciare indietro qualcosa, ma il suggerimento dell’anima è la guida del nostro essere, e va ascoltato sempre. 

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