L’india – Un viaggio che non ripeterò (parte 2)

L’India assale, prende alla gola, allo stomaco. L’unica cosa che non permette è di restarle indifferente.

Tiziano Terzani
9–14 minuti
Il sud

Kerala – Kochi

Siamo volati verso il sud dell’India il primo gennaio del 2024. Dopo aver trascorso il capodanno in una delle città più sacre del mondo, Varanasi. 

Siamo passati da un clima freddo e umido a uno caldo e afoso. È stata una goduria. Non solo per il clima, che ovviamente da solo fa tanto, ma soprattutto per quanto riguarda il traffico, l’inquinamento acustico e il genere di atmosfera che si respira nel sud. C’è un’aria più rilassata. La gente è più tranquilla e nessuno ti perseguita per venderti qualcosa. Suppongo sia l’aria del mare ad avere un effetto calmante sull’essere umano.

Kochi, precedentemente nota come Cochi, è una città situata nello stato federale del Kerala. È uno dei porti marittimi principali della nazione e ha una popolazione di circa 1,5 milioni di abitanti. È un punto di snodo per i viaggiatori che visitano il sud dell’India perché, affacciandosi sul mare, è possibile rilassarsi ed è un ottimo collegamento con Munnar, una città dell’India famosa per le sue dolci colline costellate di piantagioni di tè risalenti agli ultimi anni del XIX secolo. Offre uno spettacolo naturale, oltre a dell’ottimo tè e notti immerse nella natura. 

Kochi è stata influenzata da portoghesi, olandesi e britannici, e questa eredità si riflette nell’architettura e nei quartieri storici, come Fort Kochi. Il famoso retaggio dei pescatori cinesi con le loro reti da pesca giganti è uno dei simboli della città. Kochi è anche famosa per la sua cucina del Kerala, ricca di spezie e piatti a base di pesce, nonché per spettacoli culturali come la danza Kathakali. 

Piatto Thali servito su una foglia di banana. Si mangia con le mani, come da tradizione.

A Kochi ci siamo finalmente rilassati dopo l’intensa esperienza caotica delle città del nord. È stato come cambiare improvvisamente paese. L’India è così grande che quando ci si sposta da un lato all’altro, dà effettivamente questa sensazione.

Passeggiare per le stradine di Fort Kochi è stato come fare un tuffo nel passato: le case coloniali dai colori sbiaditi, le reti da pesca cinesi ondeggianti al tramonto e l’aria salmastra del mare creavano un’atmosfera particolare. Le giornate a Kochi sono volate, tra visite ai mercati delle spezie e assaggi della cucina locale. La città, pur moderna, conserva ancora intatta la sua anima tradizionale. 

Abbiamo colto l’occasione per passare due notti in una stanza con vista mare, in una delle zone più tranquille e rilassanti di Kochi: Cherai Beach; dalle informazioni che ho trovato su internet è una delle spiagge più belle e accoglienti di tutta la costa ovest del paese. Io, per mia esperienza personale,  non ho avuto voglia nemmeno di entrare in acqua. In India sembra tutto così sporco (cioè, lo è a tutti gli effetti), che persino l’acqua del mare mi ha dato la sensazione di essere contaminata in qualche modo. Anche la mia compagna ha avuto questa sensazione e non siamo due persone schizzinose. 

Sfortunatamente non c’è stato un singolo posto in tutto il viaggio che mi abbia dato una sensazione di pulito, ma del resto, l’India è anche questo. 

Abbiamo deciso di saltare Munnar per ragioni di tempistica. Io ho già visitato in passato piantagioni di tè in Malesia, e dati i pochi giorni rimasti a disposizione, e il fatto che non c’erano treni disponibili per Gokarna, abbiamo optato per Goa, meta preferita degli hippie di tutta Europa dagli anni ’60/’70 a oggi.

Goa

Goa è un piccolo stato sulla costa occidentale dell’India, celebre per le sue spiagge e per le sue feste. La vivace vita notturna e il mix di influenze portoghesi e indiane rendono Goa un luogo diverso dal resto dell’India, dove sembra che tutto sia permesso. Divisa tra spiagge tranquille come Palolem e spiagge più animate come Baga e Calangute, la meta dei figli dei fiori offre un’atmosfera rilassata. Inoltre, è famosa per le sue chiese storiche, come la Basilica di Bom Jesus, e per i suoi mercati locali vivaci, come quello di Anjuna.

I portoghesi giunsero a Goa come mercanti all’inizio del XVI secolo, la conquistarono nel giro di pochi anni e la regione fece parte dell’Impero portoghese per circa 450 anni. 

Tra i vari piatti tipici della raffinata cucina goana vi è il vindaloo. Lo Stato ha dato il nome al sottogenere musicale Goa trance (o più comunemente soltanto goa), nato qui alla fine degli anni 1980 a partire dalla scoperta della techno da parte degli hippie giunti negli anni sessanta-settanta.

Finalmente nella terra dei fricchettoni e degli anticonformisti. Ero così curioso di Goa e di tutto quello che l’ha resa così famosa per decenni, ho sentito che sarebbe stato il luogo che avrebbe cambiato la mia opinione sull’India. 

Le prime notti abbiamo pernottato vicino alla spiaggia di Anjuna Beach, nella Guesthouse “Florida,s Guesthouse Anjuna”. Molto accogliente e con prezzi onestissimi per la vicinanza con il market e il mare. 

Mucche in spiaggia, cosa normalissima in India

Dai primi passi fuori dal modesto albergo mi sono reso conto dello stato in cui è ridotta Goa. In realtà non è poi così diversa dal resto dell’India. Una quantità di spazzatura ovunque, quel genere di pattume che dà l’aria di essere un luogo abbandonato a se stesso, senza riguardo e senza alcun rispetto, non solo dagli indiani, ma anche dal turismo sfrenato di massa. 

Abbiamo visitato Chapora Fort che offre un bel panorama sulla costa. Probabilmente Goa era un posto fantastico, ma cinquant’anni fa. 

Io e la mia compagna abbiamo visitato Shiva’s face sulla Ozran Beach, ma nemmeno qui è andata benissimo. Un po’ sfortunati, di nuovo, ma non demordo. Non può andare tutto così storto. 

La testa è per metà coperta dalla sabbia

La seconda sera, dopo aver girovagato per Goa, cerchiamo un ristorante per una cena tranquilla. Ci imbattiamo in un ristorante indo-portoghese e decidiamo di prendere una pausa dal cibo speziato indiano. L’intenzione è di rivivere il nostro viaggio in camper in Portogallo, attraverso la loro buonissima cucina. 

Proprio mentre cercavamo il ristorante, dalla mia bocca sono uscite queste parole: “va beh dai, ormai manca poco al termine della nostra vacanza, tra tutto quello che è andato storto, almeno possiamo dire che andremo via dall’India senza un’intossicazione alimentare”. Non l’avessi mai detto. Quella sera abbiamo avuto la peggiore intossicazione alimentare mai avuta in vita nostra!

Una notte da di-men-ti-ca-re. 

A questo punto, la sentenza è stata definitiva, il viaggio in India è stato una completa delusione per noi. Ci può stare. Non tutti i viaggi sono come ci si aspetta. 

Per fortuna, per concludere il viaggio abbiamo in programma di partecipare a un festival di musica reggae della durata di due giorni, con artisti della fama internazionale come Queen Omega e Anthony B, Goa è proprio il posto perfetto. 

Da qui in avanti, ho colto l’occasione per domandare alle persone la loro opinione sull’India. Ero curioso di conoscere le loro esperienze e i loro pensieri dopo la loro permanenza. 

Il primo è stato Nico, un amico conosciuto pochi mesi prima in Australia. Insieme abbiamo passato del tempo a Broome e Derby, nel Western Australia, per diversi mesi. Ci siamo sopportati e supportati svariate volte, in uno dei luoghi più isolati dell’Australia.

Anche lui era in India da diverse settimane mi racconta le sue avventure. Le nostre opinioni sono completamente contrastanti. Ne ha passate di tutti i colori anche lui; gli è stato rubato il cellulare, gli hanno sputato in testa da un balcone, ha viaggiato in pullman sudici, l’hanno preso in giro, abbindolandolo con prezzi esagerati. Nonostante tutte le sue disavventure, non ha (quasi mai) perso il sorriso, ritenendo l’India uno dei posti più belli del mondo. Ha preso il viaggio con leggerezza e ha deciso di godersi la vita così come veniva. Per lui l’India era la terra dove tutto era concesso.

Purtroppo, non riuscivo a provare la magia che provava lui, ma spiegherò dopo il perché. 

Il festival è stato stupendo, due giorni spesi a ballare musica reggae. Era quello che ci voleva per avere un buon ricordo di Goa. Per quanto riguarda feste, festival e divertimento, non ci si può lamentare. È il posto ideale per le feste notturne; pieno di giovani da ogni parte del mondo, venuti lì, solo per divertirsi e lasciarsi andare. 

Mosso da una certa delusione, ho deciso di parlare con alcune delle persone incontrate per caso, in spiaggia o nei bar, per capire cosa li avesse spinti fin qui. Volevo sentire storie, e se, anche loro, avessero trovato l’India un po’ deludente. Le risposte che ho ricevuto sono state più o meno quello che mi aspettavo. La maggior parte delle persone che ho incontrato era lì per una ragione semplice: l’India, e precisamente Goa, è economica e le feste non mancano mai. Alcuni erano in cerca di un posto dove spendere poco, divertirsi e vivere un po’ di libertà senza troppi freni.

Mi sono trovato a riflettere su queste conversazioni: è davvero tutto qui? Non fraintendetemi, non c’è nulla di male nel cercare una pausa dalla routine, nel voler spendere poco e godersi un viaggio senza pensieri. Ma l’India ha sempre portato con sé un alone di mistero, un fascino quasi spirituale nelle menti di chi, come me, l’aveva solo immaginata attraverso racconti e fotografie, leggendo Terzani e viaggiatori in cerca di un posto diverso dagli altri. Non trovavo nessuno, però, che riuscisse a descrivermi una bellezza superficiale, se non banale. 

Cercavo una cultura genuina, intatta nella sua autenticità, dove il turismo di massa non avesse intaccato il suo essere. Era un viaggio motivato dal desiderio di ammirare una delle sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal, e di immergermi nell’atmosfera spirituale di Varanasi, uno dei luoghi più sacri e affascinanti al mondo. Ho avuto quello che volevo, ma non ho provato le sensazioni che mi aspettavo.

Forse il problema era proprio lì, nei miei occhi. Forse non sono riuscito io a scorgere quel fascino di cui tanti parlano. L’India è un paese complesso, di contrasti forti, a tratti spietati. Eppure, restano le domande: esiste davvero questa “India” di cui parlano i libri, i film, e chi c’è stato prima di me? O è solo una narrazione che ci portiamo dietro, un desiderio che forse non corrisponde alla realtà?

Sono arrivato alla conclusione che l’India non è un posto per tutti. È un paese da contrapposizioni dure, che ti costringe a fare i conti con una realtà cruda, senza sfumature. Qui ti rendi conto che non esiste sempre un lieto fine: la vita può essere spietata. È semplicemente una questione basata su quale parte del mondo sei nato. 

Qui, la possibilità di risalita sociale sembra quasi inesistente. La povertà, la fame, l’ingiustizia sociale sono ovunque e, inevitabilmente, lasciano il segno. Non puoi fare a meno di sentirti toccato nel profondo, ma anche sopraffatto. Ogni giorno, decine di persone si avvicinano a te, chiedendo qualche moneta, e questa pressione costante diventa mentalmente estenuante.

Quando poi sono i bambini a venirti incontro, a gesticolare la fame, con occhi che parlano di un bisogno disperato, senti il peso delle tue risposte. All’inizio cerchi di fare qualcosa, ma presto, sfinito, cominci a dire di no. E quel “no” ti lascia un senso di colpa, di impotenza, come se fosse sbagliato. Ti senti una merda a dire a dire “no” e voltarti dall’altra parte. È un ciclo che sfinisce: vuoi fare qualcosa, ma alla fine ti senti stanco, con la consapevolezza di non poter rispondere a tutte quelle richieste.

Ci si rende conto di quanto il mondo sia indifferente: impassibile davanti alla povertà, alla sofferenza, è un posto ingiusto. L’ingiustizia sembra accettata, quasi normale. E più osservi, più appare chiaro: il mondo non è giusto, e la sua indifferenza fa ancora più male.

È sconcertante pensare che la sofferenza di milioni di persone potrebbe essere alleviata con una frazione delle risorse detenute da una piccola élite mondiale. Una manciata di persone, con patrimoni talmente vasti da essere difficili anche solo da immaginare, avrebbe il potere di fare una differenza enorme. Potrebbero sfamare, offrire istruzione, e creare infrastrutture di base in regioni del mondo dove tutto questo sembra un lusso inarrivabile.

C’è un fascino poetico in tutto questo, una sorta di magia che, anziché nascondere, amplifica questa realtà cinica. La bellezza dell’India, paradossalmente, sta proprio in questa sincerità disarmante, in una quotidianità che non fa sconti. Ho avuto una percezione forte della dignità della vita qui, mi è sembrato assurdo contrattare, per risparmiare pochi euro, quando attorno a me vedevo chiaramente quanto fosse difficile la vita per molti.

Non sono nuovo a certi aspetti dell’Asia: ho viaggiato molto in questa parte del mondo e ci ho vissuto per due anni. Eppure, l’India ti lascia un impatto diverso, forte, come se ogni cosa qui avesse una tonalità più intensa, un significato più profondo e allo stesso tempo più crudo.

Per questo penso che l’India non sia un posto per tutti. L’India mette in risalto il mondo per quello che è. Provi a capirla, ma più provi a capirla e meno la si capisce, ed è proprio così che va il mondo.

 

Risposte

  1. Avatar Filippo Pisacane

    Bellissimo riassunto….. ❤️😘💪

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    1. Avatar Pi.Anto

      Grazie🙏🏻❤️

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  2. Avatar Nest

    Magari le tue disavventure hanno cambiato un po’ l’opinione che avevi prima di partire. E’ anche giusto che non sempre ci piace o ci attrae quello che vale per altri.

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    1. Avatar Pi.Anto

      È vero, fa parte del viaggio. Impariamo da esso e ci fa capire qualcosa in più di noi stessi.

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